Land of Jaku

- L'alba di una terra dentro un mare di tramonti -

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Jaku Pensiero

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mercoledì, 04 novembre 2009 ore 13:05

Il tempo è una cura, una delle più efficaci che io conosca.

Abitua alle perdite, ai dolori, alla sofferenza. Innalza la soglia di dolore e sopportazione di ognuno di noi. Ci rende risoluti, decisi, attenti.

 

Non è l’ennesima teoria proposta da un sedicente gruppo di studiosi di non si sa quale università dell’Illinois, ma è frutto della mia esperienza.

 

Da anni ormai, e senza che questo abbia minimamente intaccato le mie capacità e la mia crescita, non sento provenire alcun suono da sinistra. Lo dimentico a volte, come se fosse del tutto normale sentire la tv accesa in sottofondo la sera, a seconda di come io sia girato nel letto. Anche comodo, quando solo qualcun altro la vuole guardare e io voglio dormire.

 

Normale anche non aver mai compreso appieno l’invenzione dell’effetto stereo nelle cuffie del mio lettore mp3. A fatica ho però capito che da sinistra spesso ci sono suoni che a destra non arrivano, come quelli degli strumenti secondari; in fin dei conti deve essere una bella cosa, per chi la può ascoltare.

 

Mi hanno spiegato, anni fa, che il timpano non ha poi questa gran funzione. In realtà ciò che conta veramente è il complesso di ossicini che il timpano copre, vero è che poggiando una cuffietta del vostro lettore dietro l’orecchio sentirete distintamente le vibrazioni arrivare e la musica. Non nitida come dovrebbe, certo, ma pur sempre musica.

 

Non è quindi una gran tragedia, vista così.

Certo, magari avere l’accortezza di mettersi dal lato giusto quando le persone ti camminano accanto parlandoti, o lasciar libero di ascoltare l’orecchio buono se la mattina vuoi sentire la tua dolce metà che ti sussurra un buongiorno.

Ma niente di più. Si campa (e bene) con un rene, con un polmone a volte, figuriamoci con un orecchio. Non è nemmeno antiestetico e la cicatrice degli interventi passati ho dimenticato di averla da tempo immemore (tranne quando il maledetto parrucchiere ci passa i denti del pettine sopra come se stesse scartavetrando la porta del garage).

 

Non mi è mai importato molto, né ho dato peso al problema, giudicandolo un episodio del passato, come la cicatrice sul ginocchio dovuta alle cadute in bici.

Ho calcolato sempre un unico flusso di informazioni che arrivano dal mondo esterno, e che per me confluiscono tutte a destra. Tutto a destra, dunque, meno che la mia ideologia politica, ovviamente.

Non mi sono sentito menomato (o meno amato), se non per i pochi momenti iniziali, quelli in cui ti rendi conto che devi fare a meno di qualcosa.

 

Ma, come dicevo, il tempo abitua.

 

Ora è diverso. Ora mi stanno strappando via l’unico contatto con il mondo esterno, l’unico canale di comunicazione che possiedo.

Chi? Qualcuno si domanderà.

Loro, le coincidenze.

 

E’ stato un incubo, per un periodo, quello che ora sta succedendo veramente.

Anche parecchio frequente, se non ricordo male.

Adesso però c’è da guardarsi in faccia e restare così, come non so dire. Che ci posso fare in fondo? Dicono che si ricostruirà. Prima doveva farcela da solo, poi non più, devono intervenire loro.

L’ultima volta che mi hanno detto così la ricostruzione si è risolta in un nulla di fatto per ben 3 volte, fino a lasciarmi orfano di tutta una parte. A quanto pare i miei tessuti non apprezzano molto che corpi estranei si introducano senza il loro permesso, e in questo devo dire che mi somigliano parecchio…come dargli torto?

 

Aspetto dunque, ma nessuno mi venga a parlare di fiducia e di cose che si risolvono.

Del resto ti piazzano il day hospital di venerdi 13 novembre, e con sana rassicurazione ti informano che poi si deciderà il da farsi. Cioè qualcuno sceglierà se vale la pena rimanere sordo o provare a fare qualcosa.

Con tutte le ampissime garanzie, così le chiamiamo oggi, che però vengono sempre espresse in percentuale e non toccano mai il 100. Mai nemmeno il 90, se è per questo. Garanzie, appunto.

 

Non sarò vittima di niente, comunque vada non è quella la strada da seguire; non serve la pena e la compassione di nessuno.

 

Sarebbe complicato, però, non poter più scegliere da che lato girarsi.

Non sentire, tra le altre cose, nemmeno la differenza.

 

Soprattutto sapere che il tempo, stavolta, non ci potrebbe fare nulla.

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venerdì, 25 settembre 2009 ore 10:34

Svegliarsi ogni mattina e guardarsi allo specchio è qualcosa che viviamo come necessario,impregnati come siamo della cultura (?) dell'apparenza.

Tuttavia,con le dovute eccezioni,spesso quest'attività può avere come conseguenza un sorriso,figlio della tranquillità di sentirsi per lo meno delle persone decenti,quando non addirittura piacevoli a vedersi.

È inutile essere ipocriti.

Tutto ciò conta e molto.

Può anche dettare l'umore della giornata,o abbatterlo a seconda dei casi.

Adesso facciamo che una delle caratteristiche del proprio modo di essere, sia il sorriso.Parlo del modo e dell'azione.

Sorridere.

Una delle cose che amo fare di più,anche se ultimamente mi è riuscito molto meno.

Mettiamo in conto che una mattina qualsiasi non possa più farlo.

Che l'immagine allo specchio mostri una vistosa crepa, una breccia.

Che il tuo sorriso sia relegato ad essere l'impronta di ciò che manca,di ciò che dovrebbe essere ma non è, dell'incompletezza, dell'incomprensione, della malinconia, della tristezza, dell'abbandono a sé stessi.

Che non ci sia più niente di cui sorridere,appunto.

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giovedì, 02 luglio 2009 ore 17:33

“Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso cucina.

Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti  tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro (…)”

 

Qualcuno penserà che questo testo sia stato redatto da qualche facinoroso leghista, da un militante dell’estrema destra e razzista o semplicemente da un intollerante.

Lasciamo per un attimo da parte chi lo ha scritto.

Soffermiamoci sui soggetti descritti nel testo. Di chi parliamo?

- “Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono”: rom? Sbagliato.

- “Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci”: cinesi? Sbagliato ancora.

- “si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro”: rom, te l’ho detto!

S B A G L I A T O.

 

Il testo che avete letto parla di ITALIANI, per la precisione immigrati, ed è il testo ufficiale della Relazione del Congresso Usa per l’Immigrazione del 1912.

Vorrei commentare, alla luce di questo, l’approvazione del decreto che introduce il reato di clandestinità nel nostro Paese.

Un testo vergognoso, con il quale l’attuale Governo Leghista crede di poter porre un freno all’immigrazione clandestina, materia non di facile soluzione e che, anche a parere di chi scrive, ha bisogno di provvedimenti di regolazione urgenti ma pensati e ragionati.

Analizziamo le principali novità, ma prima permettetemi di sottolineare che per l’approvazione del testo il Governo ha richiesto per ben tre volte la fiducia.

Cos’è la fiducia o, più esattamente, la questione di fiducia? E’ quello strumento attraverso il quale il Governo mette sotto scacco il parlamento, obbligandolo a votare una determinata legge perché ritenuta atto fondamentale dell’azione politica esercitata, pena la caduta del Governo stesso. In questo modo si compatta la maggioranza che voterà unita la legge, rischiando altrimenti di “auto-licenziarsi”. In questo modo se anche qualcuno della maggioranza avesse dei dubbi al riguardo, se li deve far passare in nome della poltrona che occupa.

Dopo aver sottolineato in che modo sono stati superati i dubbi in seno alla stessa maggioranza, veniamo ai punti salienti.

1)       Se fino ad oggi era possibile rimanere all’interno dei Centri di identificazione Temporanea per 60 gg, adesso questo termine è allungato a 18 mesi. Una pena fino a tre anni di carcere è prevista per chi affitta case o locali ai clandestini.

2)       Potranno collaborare con le forze dell'ordine le associazioni di cittadini organizzate in ronde, iscritte in un apposito elenco.

3)       Ritorna ad essere penalmente rilevante il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

 

Il Governo afferma che è una legge per gli italiani.

A me, francamente, sembra solo una legge anti-immigrazione, che lede la già depauperata immagine della nostra nazione.

Sembra che gli Italiani abbiano dimenticato i giorni dell’immigrazione selvaggia nelle americhe, ad oggi la più consistente che ci sia mai stata in epoca moderna, che ha portato all’organizzazione di assetti mafiosi anche oltre oceano, ha favorito l’aumento della criminalità e destabilizzato intere città.

Ma non solo, perché tanta gente onesta ha fatto quel viaggio, come testimonia la forte presenza nel nuovo continente di nostri connazionali.

Andate a guardare nelle memorie delle vostre famiglie e scoprirete un vostro lontano parente immigrato che altro non ha fatto che sfuggire dalla povertà che attanagliava il suo paese in cerca di fortuna. Poi è partito, ha guadagnato, è tornato.

Magari è anche merito suo se ora siete qui.

 

Stando così i fatti, quel documento da cui siamo partiti non è rappresentativo dell’intera popolazione italiana emigrante, ma solo di una piccola parte che avrà, ne siamo certi, commesso crimini ed efferatezze di ogni tipo.

 

Con la legge appena approvata non facciamo più questa distinzione ed introduciamo il reato di “non essere italiani”.

Ma nessuno mette in conto che, al momento attuale, esserlo comporta vergognarsene ogni giorno.

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martedì, 23 giugno 2009 ore 18:04
Non so se effettivamente esista il malocchio.
Ammettiamo pure che quelle gocce d'olio che mia nonna fa scivolare giù per il mignolo, pronunciando a bassa voce frasi che sanno di antico e profano, siano veramente l'indicatore reale del mio malessere.
In questo caso sarei fottuto, visti i cerchi che formano e che si vanno ad ingigantire ogni volta.
Una volta ci ha messo due giorni a toglierlo, anche perchè quel rito sulla stessa persona non può farsi che tot volte al dì.
In realtà avrei anche chiesto, svagatamente, a mia nonna di insegnarmi quella tecnica, ma dubito che un non credente come me possa assimilarla. Di sicuro ne avrei abusato.
Stasera sarei tentato di chiamarla nuovamente e chiederle, per favore, di farlo ancora.
Non sono i malanni fisici, stavolta (o almeno non solo quelli), a tenermi sveglio e preoccupato, ma una questione che parte da molto più lontano e, come quei cerchi d'olio, si allarga si allarga si allarga.

Più che un'inutile descrizione, che potrebbe servire ad uno psicologo in erba per la prefazione al suo nuovo libro, mi soffermerei sugli effetti: sto perdendo tutto.
La ragione ed il senso, la motivazione e lo scopo, la gioia e l'aspettativa. Preso letteralmente a randellate da eventi che in realtà non si verificano affatto.
Rectius: preso a randellate da "mancanze" (non riesco a definirle meglio), sbilenco e pesante come metallo ammaccato, inservibile, zoppico per la mia strada ormai da troppo... e la meta sbiadita là in fondo, fatico a ricordare cos'era.
Non so se sia peggio perdere qualcosa o non averlo mai avuto. Sarei tentato a dire la prima, ma sarebbe l'annichilimento totale, visto e considerato che l'unica lezione che la vita ti dà è che tutto finisce. E non si può mica rinunciare a tutto, di questo ne sono certo.
Respiro di sollievo: io per lo meno svariate cose le ho avute. Anche se ora stanno andando a farsi fottere e si accartocciano come bicchieri di plastica in mezzo alle fiamme.
Mi sono illuso in certi momenti di esserne uscito, se non completamente, almeno in parte. Quanto non è stato vero, e quante volte ho trascinato qualcuno con me, ostinandomi a ripetere che quella era la direzione giusta!

Sono un povero disgraziato, vittima di niente se non di sè stesso, che non riesce a guardare avanti nemmeno quando tutto lo permette. Neanche quando tutti lo impongono a gran voce.

Sono solo terra bruciata su cui non puoi coltivare nulla, se non il ricordo del verde che fu.

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sabato, 13 giugno 2009 ore 12:50
Egregio Signor Presidente della Repubblica,

mi rivolgo a lei perchè più volte abbiamo avuto modo di toccare con mano l'attaccamento che dimostra alla nostra Carta Costituzionale, madre della democrazia di questo paese.

Nel Paese tutto sembra serpeggiare l'indifferenza rispetto alla politica ed alle sue decisioni, ma ad una attenta analisi non può sfuggire che la gente (ed i giovani soprattutto, che mi sento di rappresentare con questa lettera) è stufa.
E' stufa di quello che passa in rassegna la tv la sera, della scarsa qualità dei programmi e dell'informazione, del fatto che si parli del dilettevole e si tralasci, il più delle volte, l'utile.
E' stufa dei giochi sul prezzo del carburante, della crisi che non sembra affievolirsi mai, della scarsissima qualità del dibattito politico nel Paese, della mancanza di proposte reali per fronteggiare i mille disagi quotidiani di un giovane qualunque, che non può permettersi di pensare ad una casa, ad un progetto, ad una vita.
E' stufa di veder censurate le voci fuori dal coro, vuole ascoltare quali siano le alternative
Il lato positivo, Signor Presidente, è che non abbiamo paura.
Vogliamo reagire, riapproparci degli spazi che sono nostri e non lasciarci sottrarre quelli che abbiamo conquistato.

Oggi si è posta la fiducia su un disegno di legge indegno, che mina alle basi il nostro diritto di sapere e di scrivere e, conseguentemente, la nostra stessa libertà di pensiero.
Non solo.
Si è messo in pericolo l'intero sistema giudiziario, ennesima vittima di questo scontro tra poteri/istituzioni che dovrebbe far gridare allo scandalo ogni cittadino dotato di senso civico.
Non ci sentiamo protetti da signori sempre più lontani dai nostri problemi, e sempre meno siamo rappresentati nei nostri bisogni primari, da persone a cui NOI abbiamo dato il potere; il potere di risollevarci, non quello di indebolirci.
Siamo indignati, Signor Presidente.
Siamo indignati e vogliamo dimostrarlo in una piazza stracolma, vogliamo liberarci del peso di un silenzio che non accettiamo, vogliamo che su quelle poltrone siedano rappresentanti e non fenomeni da baraccone.
Vogliamo uno Stato che ascolti i cittadini, e per questo chiediamo di essere intercettati tutti i giorni.

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venerdì, 05 giugno 2009 ore 16:24
Io me ne starei volentieri in silenzio.
E' l'occasione giusta per non dire nulla, stendere il cosiddetto "velo pietoso" e andarsene al mare in questo primo week end di giugno.
Ma visto e considerato che ci pensano già i piani alti a starsene zitti,beh, la voce la alzo io, che ho ben poca voglia di starmene sul bagnasciuga e lasciare che le poche gocce di democrazia rimaste evaporino.

Odio le persone che abitano questo paese.
E' un odio misurato e razionale, che riservo a chi non si indigna di fronte all'indecenza messa in mostra in questo ultimo mese; non è quindi un sentimento che nasce dall'istinto di veder finire la carriera politica di questo o quel pezzente che siede sulle lussuose (ma sudicissime) poltrone parlamentari. Nossignori.

Non me ne frega niente delle bambine nude nella Villa in Sardegna, di quello che c'è tra una 18 enne che "vuole fare la modellllllla" e un Nano da Giardino, di quante corna il Nano da giardino abbia o metta.
Non credo siano questioni che rilevano, nè ho tempo di starle a sentire, essendo purtroppo avvolto e coinvolto da altri problemi che per comodità chiamerò Vita.
Leggermente rilevano, le suddette questioni, quando mi dicono che il Nano da Giardino non sarebbe solo un inerme e ozioso accessorio posto su un prato verde, ma, addirittura, si prenderebbe la briga di andarmi a rappresentare in giro per il mondo.
Ecco.
Lì mi girano letteralmente i coglioni.

Scusate se non mi sta bene che un Primo Ministro SETTANTADUENNE frequenti-senta-aduli-inviti una ragazzina appena DICIOTTENNE.
Non ci fa sesso, dice lui. CI MANCHEREBBE, aggiungo io.
Considerando che nei paesi civilizzati (non il Burkina-faso che pure ci sovrasta quanto a livello di democrazia pro-capite) per una nota spese taroccata i ministri saltano ( e cito Libero, che di Libero ha giusto il nome), mi aspetterei come minimo che qui venga giù il Parlamento con tutte le fondamenta.
Invece niente. Anzi, la stampa rossa italiana, dovrebbe vergognarsi! E a ruota anche tutta la stampa estera, che ha architettato questo complotto di livello internazionale! E' noto, infatti, che introfularsi nelle questioni personali di un Nano ha un rilievo ben maggiore che uno storico discorso di un pur sempre "abbronzato" Barack Obama in Egitto.
Anzi, dietro tutto ciò ci sarebbe addirittura un mandante, e i giornali avrebbero pagato presunti falsi testimoni (vedi ex fidanzato Noemi), anche perchè lui, il Nano, farebbe così (vedi caso Mills).
Strano che i terroristi islamici prendano di mira gli Usa e non Arcore, mi vien da pensare.

Quindi non solo il Nano da Giardino può fare quello che vuole dentro le mura della sua villa, ma visto che questa è in Sardegna e un traghetto potrebbe sempre essere respinto da Maroni, se non affondato direttamente, può anche adibire velivoli di Stato al trasporto di tutto il silicone necessario al festino.
Che poi la questione venga archiviata, perchè c'è il precedente di Rutelli e Mastella che volano a vedere un Gran Premio di Formula 1, è cosa risaputa. Anche se, permettetemi, preferisco un ministro appassionato di Schumacher, che uno arrapato da tetteculiecompagnia.
In ogni caso c'è il lodo Alfano, immunità-impunità al Nano, quindi che discutiamo a fare?
E poi, dove altro dovrebbe andare il Nano? "Roma è sporca e sembra l'Africa", non può accettare che Milano "per il numero di stranieri che ci sono", sembri "una città Africana e non Europea".

Avete fatto caso a quanto le foto di donne gnude in villa, riportino alla mente gli indimenticabili giorni di una manciata di fancazzisti nella casa del Grande Fratello?
E avete notato l'atteggiamento da Tronista del Nano nella questione sorta con la sua ex moglie?
Si che l'avete notato, ma abituati alla visione di certi programmi vi guardate bene dal cambiare canale, curiosi di vedere se ce la farà l'aitante Noemi Letizia ad ottenere un'altra esterna.
Bravi Bravi Bravi!

Io domani voto PD, certo, perchè la mia asticella della decenza ha un livello massimo.
Ed è stato superato.
Domani voto PD, ed è ovvio che io preferisca un partito con una "presunta" carenza di programmi (le cui proposte sensate tutti i giorni vengono bocciate dalla maggioranza), che uno con una CERTA assenza di valori.

Voterò PD soprattutto perchè l'alternativa sarebbe credere non solo che esistano i Nani da Giardino, ma addirittura che si siano messi a governare un paese.
IL MIO.

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lunedì, 11 maggio 2009 ore 15:21

Partiamo da una verità: sono passato dallo stato “solido” a quello “liquido”.

Ho pensato fosse gastroenterite, inizialmente, per poi scartare la possibilità e abbracciare invece una spiegazione molto più filosofica.

La peculiarità dello stato solido possono essere raffigurate con un enorme cubo di pongo, contro il quale vengono lanciati oggetti ad alto effetto contundente (immaginate un cd di Gigi D’Alessio, o la parrucca di Platinette).

Questi oggetti corrispondono agli eventi ed agli accadimenti della vita, ovvero tutto ciò che, letteralmente, lascia il segno.

Io ero un cubo di pongo, anche se il mio aspetto tradiva questa natura e mi rendeva molto più piacente; in quanto cubo di pongo tendevo ad assorbire veramente poco ogni urto, e le cicatrici erano squarci più o meno ampi che se stavano lì a ricordarmi questa o quella cosa.

 

Poi, un giorno, divenni liquido.

Lo stato liquido ha tra le sue caratteristiche la fluidità.

E poi scivola.

E’ in grado, per capirci, di rendere inutilizzabile (se mai prima lo fosse) il cd di cui sopra, o di rendere incolore la parrucca.

Puoi tirarci addosso di tutto e lui non mostrerà mai alcun segno del passaggio di eventi più o meno dolorosi, ma ci passerà sopra con naturalezza e continuerà a scorrere, scivolare e ancora scorrere.

Il suo è un impatto positivo con il mondo, perché pare che la sua esistenza debba fare i conti con un numero infinitesimo di spiacevoli situazioni.

 

Sembrerebbe l’ideale.

In realtà ho scoperto un inconveniente di non poco conto: altro non si fa che raccogliere, nascondere e trasportare gli eventi fino al punto in cui, inevitabilmente, tutto torna a galla.

 

Forte di questa consapevolezza e dell’amore sconsiderato per i legumi, altro non mi resta che passare allo stato gassoso.

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venerdì, 17 aprile 2009 ore 11:29
Qualcuno pensa che la questione del terremoto in Abruzzo sia una questione urgente?
Lo è.
Certo, ci sono un paio di cosette che hanno la priorità.
- Bossi minaccia la crisi di Governo, quindi no all' accorpamento di due tornate elettorali in una, e conseguente spreco di Euro 400 milioni.
- Il Ponte sullo Stretto? Una priorità dalla quale non si può prescindere. 4 MILIARDI E MEZZO di Euro.

Qualcuno ha proposto di utilizzare il 5 per mille. Non si può, è ovvio. Tagliare fondi a chi, anche se indirettamente, dovrebbe prevenire queste catastrofi non avrebbe senso.
E allora proponiamo l'8 per mille ai terremotati, nel pieno dell'insegnamento cattolico e cristiano, oltre a quello della nostra morale: scommetto qualunque cosa che non si farà.

Pazienza...manderò un euro con il telefonino. Che però, a quanto mi si dice, non arriva a destinazione, perchè il 70 % di quei soldi finisce allo stato, il quale copre altre spese e magagne.

Sia chiaro a tutti: chi sta contribuendo economicamente, in questo momento, altro non sta facendo che costruire un Ponte, o dare soldi ad una Chiesa, che però non è tra quelle venute giù col terremoto.

Bene. Fottetevi.

Sono fuori luogo in un momento tragico? Non credo proprio.
Di tragico qui c'è solo che tra qualche tempo tutto sarà dimenticato, come al solito.
Di tragico c'è che il mio Stato non vuole, con i miei soldi, ricostruire e quindi chiede di farlo a me. A me che non ne ho, aggiungo.
E io dovrei starmene a guardare teatranti di basso livello fare proclami davanti ad un pubblico che non solo deve subire uno spettacolo che non voleva vedere, ma deve anche pagare il biglietto?
Non ci sto.

L'unica costruzione antisismica del nostro paese sono le poltrone del potere.

Non tremano davanti a nessun terremoto, sia esso mediatico, morale o reale.

Ci tengono a farsi  vedere nei loro completi di seta e dietro le loro facce cerate, convinti che portare un elemetto possa proteggerli dalla vergogna di cui invece sono pregni.
Non serve a nessuno la loro pietà. Servono i fatti.
E i fatti non sono sospendere i mutui (e non annullarne il pagamento, badate bene); i fatti non sono nemmeno annunciare case per tutti entro giugno.
I fatti dicono che si parla di morti, perchè i morti fanno audience.
Finita la conta, ai vivi il conto.

Voi fatevi pure impastare la bocca con la storia del paese solidale, perchè io non ci credo, e non ci credo perchè non lo siamo. Un paese solidale è rappresentato da uno Stato sociale che interviene seriamente e lo fa nel nome e per conto di chi lo ha messo alla guida.
Un paese è solidale quando fa e non quando chiede.

Io una casa di sabbia non la voglio.
La voglio solida, come le mie idee.

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giovedì, 09 aprile 2009 ore 16:40

Oscillavo, e con me tutto quello che ho.

Due secondi per mettersi seduto sul letto, cinque per infilarsi i pantaloni del pigiama, meno di un attimo per capire quello che stava succedendo.

Oscillavo, e pensavo “sarà il caso di pregare?”. Non l’ho fatto, perché quando smetti di credere in qualcosa lo devi fare seriamente. Ma il mio “basta basta basta basta basta”, durato quaranta lunghissimi secondi, è servito.

Non ho tremato, come non ha tremato il resto.

Oscillavo, appunto.

E la sensazione non era di impotenza, stranamente.

Perché, dai, siamo seri… non può succedere proprio a me: ho un futuro da scrivere e mille parole da dire, contestazioni da fare. Io ho ancora bisogno di tempo e quindi non potevo venir giù con quel palazzo.

Ma ho vacillato insieme alle mie cose, ho pensato che in fondo potesse essere un buon compromesso: ho fluttuato a destra e poi a sinistra e poi di nuovo a destra.

Sapevo si sarebbe accontentato e quindi l’ho accompagnato.

 

Il risveglio mi ha portato altre verità. Non mi aveva risparmiato, era solo giunto a me sazio.

E per mangiare s’è arrampicato fin lassù, il maledetto: l’ha strattonata e tirata giù per le zampe, non curandosi del nome che porta e che la vorrebbe al sicuro, lassù, tra i cieli.

 

Mi domando che razza d’idea di stabilità può esserci in chi non fa altro che tremare giorno e notte, avendola smarrita io stesso, che pure soltanto ho barcollato.

 

Continuo ad oscillare a tutte le ore, con grande fastidio.

Ma devo poter convivere con certezze irrimediabilmente flesse, nel rispetto di coloro ai quali si sono spezzate sopra e sotto i piedi, senza che nemmeno se ne rendessero conto.

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mercoledì, 18 marzo 2009 ore 12:10
Il Papa sul volo per la visita in Africa: "Distribuire i preservativi non e' la soluzione per combattere l'Aids".

La soluzione parrebbe essere infatti molto più semplice: "un rinnovo spirituale e umano della sessualità".

Scusate l'ignoranza...dove lo vendono  e come si indossa?

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